| Si salvi chi puo |
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| Written by Massimiliano Pasqualoni | |||
| Monday, 07 May 2007 14:22 | |||
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There are no translations available. Ebbene si, magari sarò ripetitivo, magari scrivo solo preso dallo sconforto di un altro lunedì nero in cui è particolarmente duro il rientro al lavoro e che quindi mi predispone ad una certa insofferenza verso tutto e verso tutti, ma che devo farci? Questo è l’unico modo che ho per sfogarmi! Altra giornataccia oggi in ufficio e nel nostro paese in generale… Ho appreso questo fine settimana delle morti per azoto negli ospedali, allucinante veramente. E la cosa che è più incredibile e che questa è la dimostrazione che in Italia non ci sono controlli, non c’è prevenzione, non c’è uno stato! Basterebbe ben poco per far ritornare un minimo di ricchezza nelle tasche dell’erario e dei cittadini, basterebbe fare dei controlli periodici. Controlli seri, non come quelli che si fanno ora, che una ditta viene avvisata giorni prima del passaggio e ha tutto il tempo di nascondere le magagne… In questo modo lo stato è costretto ad assumere nuovo personale, le ditte sono costrette a rimanere in regola, i tributi vengono evasi regolarmente, i lavoratori vengono retribuiti e, forti di un contratto, sono più fiduciosi nel futuro e spendono tranquillamente e le cose funzionano finalmente come dovrebbero funzionare. Ma purtroppo questa è un’utopia. Difficilmente uno stato-bagnarola è in grado di organizzarsi, anzi! Quando le cose si mettono male chi può accaparra il possibile in previsione del botto finale. Mi vengono in mente le scene del film Titanic, dove l’Italia – nave da crociera, lentamente si inabissa, la terza classe – popolo rassegnato se ne va a fondo e la prima classe – classe dirigente si mette in salvo lasciando la banda a suonare per sdrammatizzare l’imminente annegamento del popolo. E già, che meraviglia! Siamo la nazione europea con gli stipendi più bassi, le tasse più alte, il maggior numero di morti sul lavoro e la peggiore situazione sanitaria… E pensare che c’è gente che ha dato la vita per fare dell’Italia quello che è oggi: l’anello mancante tra le nazioni civilizzate ed il terzo mondo. Ok, magari a questo punto mi becco una tiratina di orecchie dal nonno “presidente della repubblica” di turno, ma non mi tiro indietro. Potete venirmi a parlare dei fasti passati della gloriosa Italia che fu, ma mentre cerco di fare i salti mortali per arrivare a fine mese la vostra retorica non riesco a metabolizzarla…. Ieri ho visto “la ricerca della felicità”, davvero un gran bel film. Per chi non l’avesse visto narra la storia di un americano volenteroso ma squattrinato che riesce, con mille sacrifici, ad ottenere un buon posto di lavoro e fare un mucchio di soldi. Gran paese l’America! Per forza Muccino lo ha ambientato in America, in Italia sarebbe stato ridicolo! Lo sappiamo tutti benissimo che l’unico modo per far fortuna con mezzi legali in Italia, è tramite le raccomandazioni. Io per primo sono stato raccomandato per avere il posto di lavoro, e dire che ho un curriculum di quattro pagine. Però se non sei “amico di…”, “fratello di…” o se non hai le giuste conoscenze, puoi solo sperare di esser nato in una famiglia benestante, altrimenti farai la fame… E non ditemi che non è così! Quando mi sono trasferito nel 2003 ho iniziato a lavorare con un programmatore, Vito. Un’altra persona a cui l’Italia stava decisamente stretta. Come me sognava una situazione migliore ed alla fine, spinto dalla voglia e dalla necessità, se ne è andato a Londra, non in cerca di fortuna, ma solo in cerca di una mentalità differente, di una diversa organizzazione. In cerca di una nazione e non di uno specchietto per le allodole. E’ partito con l’intenzione di lavorare come cameriere finché non ci fosse stata la possibilità di trovare di meglio. E’ partito con il presupposto di lavorare anni come cameriere e di fare la fame. Ha lavorato come cameriere per una settimana, poi è stato assunto come web designer in una ditta. Ora prende quasi quattro volte il mio lordo annuo. E senza raccomandazione! Ed io qui sogno ancora un posto deve le mie conoscenze tecniche vengano apprezzate, utilizzate ed equamente retribuite; dove il 50% della busta paga che viene fatta sparire dallo stato si concretizzi in servizi efficienti ed in un congruo sostegno per il futuro; dove il debole è tutelato da uno stato che ha la possibilità di farsi sentire sempre e da tutti, non solo quando ci sono da pagare le tasse, ma anche quando ci sia da far rispettare gli impegni di un contratto di lavoro.
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| Last Updated on Monday, 07 May 2007 14:30 |

















































