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| L'economia gira? Beh, qualcosa di sicuro gira, ma non sono certo che sia l'economia..... |
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| Scritto da Massimiliano Pasqualoni | |||
| Giovedì 23 Novembre 2006 15:53 | |||
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E' di questa mattina la sorprendente notizia diffusa dal Censis secondo la quale in Italia amiamo più accumulare ricchezze piutosto ch fare shopping!
Leggo oggi un articolo de "Il Giornale" (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=135760)
L’Italia ha paura e non spende un euro
Comincio a pensare che girnalisti e politici sono proprio una strana razza! Carissima Redazione, tu dici: "NOI RISPARMIAMO", ma ho idea che per "NOI" tu intenda "I NOSTRI GIORNALISTI" e non "IL POPOLO ITALIANO"!
Leggo la definizione di "risparmiare" dal vocabolario ed in particolare applicando il verbo transitivo ad "IL DANARO" come ogetto della frase:
Ben venga un risparmio se inteso come accumulo di capitale! Quantomeno le banche avrebbero da lavorare! Ma ai giorni nostri, a meno che non si lavori in più componenti nello stesso nucleo familiare, i soldi non bastano, o meglio, i soldi non ci sono!! E quindi non parliamo di "RISPARMIO" ma di "IMPOSSIBILITA' DI ACQUISTO", già perchè il "popolino", ovvero la "vacca grassa" che muove l'economia Italiana (checché ne dicano gli economisti) non ha soldi da spendere per il superfluo.
Ne consegue che se devo acquistare qualcosa, lo faccio in economia! E se posso evitare, posticipo l'acquisto a "tempi migliori" che sembrano non arrivare mai.
E l'economia va a rotoli... Già perchè alla fine il meccanismo, per quanto semplice possa essere, si imbroglia. Eh sì, l'economia, al contrario di quanto si possa credere, alla fine non è un meccanismo così complesso! Parlavo prima di "Vacche Grasse", o "Ex Vacche Grasse", dati i tempi, ovvero GLI ITALIANI, la maggior parte degli italiani che la mattina si sveglia e va a lavorare, che non ha un grande stipendio a fine mese, o che non riesce a fatturare chissà quanto. E' quella l'Italia che muove l'economia. Lo studente che compra un paio di scarpe, l'impiegato che compra un Computer o un cellulare, la casalinga che fa la spesa.Ogni giorno milioni di transazioni economiche muovono il capitale dalle tasche del popolino alle casse dei commercianti e delle PMI. Questo livello poi si approvvigiona dai grossisti, facendo salire di livello il capitale. I grossisti acquistano dagli importatori o dai produttori, quindi il capitale sale ancora. Per ogni passaggio di mercato il capital sale di un livello. A fine ciclo poi parte del capitale va a finire nelle capienti tasche dello stato, sotto forma di tasse e tributi, una parte viene investita da chi riesce a far margine col suo lavoro, ed una parte (minima) torna nelle tasche del popolino, pronto a spendere per poter mettere in moto di nuovo il meccanismo dell'economia. Fin qui tutto bene. Ma che succede se c'è un intoppo in uno di questi passaggi di livello? Semplice, il cerchio si spezza e la macchina non cammina più! Con la globalizzazione (occhio, io sono favorevole ad un processo CONTROLLATO di globalizzazione, non etichettatemi subito come noglobal!) l'imprenditore tende ad acquistare merce e servizi dove costa meno (paesi in via di sviluppo), muovendo il capitale all'estero e mettendo in seria difficoltà il produttore locale. Risultato?? Beh, facciamo un esempio pratico. Io imprenditore, ho una piccola attività di commercio di scarpe da ginnastica. Ho un mio marchio e dei fornitori italiani di fiducia, faccio marcare delle scarpe che mi costano 10 e le rivendo a 100. Scopro che posso acquistare gli stessi prodotti all'estero ad un costo di 0,10 compreso il trasporto! Contatto un compratore all'estero, questo mi mette in contatto con una rete di nuovi fornitori. Inizio a comprare i miei nuovi prodotti dall'estero, e li rivendo allo stesso prezzo degli altri in Italia. "Cavolo!", mi dico. "Se prima il margine era di 90 per ogni pezzo venduto, ora è di 99,90! Presto diventerò miliardario!" Così come ho fatto io anche altri imprenditori comprano da produttori esteri. Le ditte dei miei fornitori in Italia, in assenza di acquirenti, vanno fallite, i loro dipendenti perdono il lavoro. Si da il caso che i dipendenti dei miei vecchi fornitori siano anche i miei clienti che, non avendo più soldi per comprare i prodotti che io immetto sul mercato italiano, comprano qualcosa di più economico. A questo punto io posso: A) Svendere il mio prodotto mandando il marchio alle ortiche B) Continuare a dare un certo prestigio al marchio ma diminuendo il fatturato, nella speranza di non scendere sotto la soglia minima di sussistenza della ditta. Logicamente la cosa non è poi così semplice ed immediata, ma è proprio questo il meccanismo che si è messo in moto! Con la lira i nostri vicini europei facevano bei affari con l'Italia, riuscivano a riempirsi i magazzini senza spendere molto. Ora con l'euro paritario tutti comprano dai paesi in via di sviluppo. La cosa da un lato mi fa piacere, vedi il Giappone prima, poi Taiwan, da paesi del III Mondo sono diventate potenze mondiali, così come sta succedendo alla Cina e come inizia a succedere all'India. Arriverà anche il turno dell'Africa e del Sud America. Ma nel frattempo noi saremo diventati III Mondo!
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Novembre 2006 16:45 |


















































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